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Intervento di Tullio Berlenghi al CF del 25 luglio 09

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Normalmente preferisco preparare i miei interventi. Mi permette di avere tempi certi e non corro il rischio di dimenticare qualcosa. All’ultimo Consiglio Federale ho scelto di parlare a braccio, preferendo, per una volta, l’efficacia della spontaneità. Cercherò quindi di ricostruire il contenuto di quanto ho detto o, perlomeno, di quanto avevo in serbo di dire.

Come giudicare il risultato delle elezioni europee? Per fare questo è necessario avere la consapevolezza di quale fosse l’obiettivo che c’eravamo dati. Ricordo, infatti, che c’erano in campo due opzioni: la prima quella che puntava alla ricostruzione di un progetto politico marcatamente ecologista partendo dai Verdi, dal loro simbolo, dalla loro storia; la seconda era quella che mirava alla rappresentanza istituzionale e al rimborso elettorale, rinviando ogni dibattito e riflessione di carattere progettuale (dando vita tra l’altro ad un’ambiguità, tuttora irrisolta, sulla vera natura di Sinistra e Libertà, a volte considerata un progetto politico, altre volte un cartello elettorale). Il primo obiettivo non aveva bisogno di particolari risultati numerici. Era una straordinaria occasione di testimonianza sui nostri temi – peraltro paradossalmente molto in voga negli ultimi mesi – e un’opportunità per parlare di noi, della nostra identità, delle nostre proposte, dei nostri programmi. In una parola era modo per dire che i Verdi “esistono”. Con l’1 o il 2 o il 3 per cento poco importava. L’altro obiettivo era semplicemente il raggiungimento del 4%. Ogni altro valore inferiore si poteva considerare una sconfitta. E tutti noi dobbiamo semplicemente prenderne atto, dimostrando un minimo di onestà intellettuale.

Adesso ovviamente lo scenario politico cambia di nuovo e bisogna tenerne conto. Rimettersi a discutere di quale struttura darsi, di quale soggetto costruire, di quale simbolo adottare mi sembra debba necessariamente passare in secondo piano. Ora bisogna avviare un altro tipo di riflessione.

Nel 2008 ero sinceramente convinto della necessità di un rilancio del progetto Verde, della propria identità, della propria autonomia. Adesso, dopo aver “sprecato” un anno e mezzo, temo che quella scommessa – già piuttosto rischiosa – sia davvero troppo ardua da sostenere. Non ho una proposta in tal senso. So solo cosa non mi piace. Non mi piace che la scelta – qualunque essa sia si basi su alchimie ed equilibri correntizi, sui soliti “giochi di potere” in cui le varie anime si intersecano, si fondono e si confondono alla ricerca di un assetto, di una “quadra” (che assomiglia di più ad una quadriglia), ma non di un progetto politico. Che è la principale carenza dei Verdi da un bel po’ di tempo a questa parte.

Allora adesso mi interessa esclusivamente parlare di contenuti, di programmi, di idee. Di quelle cose cioè che fino a pochi mesi fa ritenevo scontate, acquisite. Consideravo quei contenuti alla stregua dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale, ossia qualcosa di non modificabile, a meno di non voler mettere in discussione la ragione sociale stessa dei Verdi.

Ebbene quei principi fondamentali mi sembrano al momento in pericolo e vorrei ricordare le materie su cui incidono questi principi, scusandomi fin da ora per eventuali mancanze:

· governo del territorio – urbanistica

· infrastrutture – mobilità

· modello produttivo, di consumo, dal quale deriva la scelta di come gestire i rifiuti

· energia

· biodiversità – diritti degli animali

· pace, solidarietà, politiche di accoglienza

E’ da qui che deve partire qualunque valutazione sulle scelte da fare. Non è un caso che io non abbia firmato nessun dei documenti “politici” che stanno circolando in questi giorni. Io ho bisogno di sapere cosa intende fare il soggetto politico al quale deciderò di far parte, indipendentemente dal fatto che si chiami Sinistra e Libertà, Verdi o Cavalieri dell’Ecologia. E allora, tanto per entrare in quei famosi contenuti, vorrei capire dove sono i nostri principi fondamentali quando le regioni di cui facciamo parte approvano – peggiorandolo addirittura – il famigerato piano casa di Berlusconi. Una volta i Verdi quando affrontavano delle questioni di un certo rilievo, avviavano l’interlocuzione con il mondo della cultura ambientalista e cercavano di costruire una proposta che fosse coerente con le proprie strategie, i propri programmi, il proprio pensiero. Invece adesso, sulla base di non so quali calcoli, ci si appiattisce sulle peggiori proposte di trasformazione del territorio. Eppure era sufficiente leggere i giornali per rendersi conto della gravità della proposta berlusconiana in materia edilizia. Tra i numerosi autorevoli articoli e circostanziati commenti comparsi in questi giorni sulla stampa cito solo l’editoriale di Paolo Berdini pubblicato dal Manifesto – La casa in briciole – in cui l’autore dichiara: “Se le regioni progressiste smettessero di partecipare alla gara di ribasso con la cultura berlusconiana (vedi le brutte leggi del Piemonte, della Campania e del Lazio) potrebbero disegnare un futuro che affidi al recupero del paesaggio e dell’ambiente e alla riqualificazione della città, i settori su cui fondare uno sviluppo nuovo”. Ecco questi sono i contenuti in cui mi riconosco e che ho bisogno di vedere non solo nei programmi – troppo spesso disattesi dagli eletti – ma anche dai comportamenti di chi è chiamato a rappresentarci nelle istituzioni. Solo su quel progetto, solo su quei contenuti avrò ancora voglia di dare la mia disponibilità.

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