Petizioni e Appelli

Per un Nuovo Patto Federativo dei Verdi e degli Ecologisti

Per un Nuovo Patto Federativo dei Verdi e degli Ecologisti bigimage

I Verdi, in Europa, sono stati chiamati ad una grande e storica responsabilità. Quindi anche in Italia.

Infatti i risultati elettorali del 6-7 giugno sanciscono con chiarezza la crisi strutturale e culturale delle sinistre e delle socialdemocrazie in Europa, non in grado di arginare una destra miope che, priva di obbiettivi pragmatici praticabili, rischia di trascinare l’Europa verso la deriva xenofoba e delle piccole patrie alla riscoperta del conflitto interno su cui costruire e ricostruire il proprio immediato consenso

L’industrialismo e lo statalismo hanno creato una elefantiaca burocrazia che costituisce il consolidato storico principale di questa sinistra europea contemporanea.

La destra oppone ceti rampanti, che sanno rispondere solo con le illusioni alla crisi, alleati con le marginalità culturali e territoriali, uniti dalla miopia o rimozione del limite delle risorse e dall’incapacità di rispondere ai processi della globalizzazione.
L’alleanza PdL e Lega è una rappresentazione da manuale di questa risposta alla crisi.
Non a caso Berlusconi si era candidato a guidare, in forze, questo progetto in Europa.
Non gli è andata esattamente come avrebbe voluto.

La contrapposizione tra questa sinistra e questa destra in Europa, rischia di portare il recentemente eletto Parlamento in un inutile ed improduttivo empireo, blocca il necessario processo di integrazione europeo e i necessari provvedimenti legislativi ed economici che l’Unione deve saper prendere per rispondere alla crisi nel solco del processo avviato dagli Stati Uniti di Obama.

Ora i due schieramenti su citati, oltre a non essere in un Parlamento bipolare, soffrono anche di contraddizioni interne di cultura politica cui sarà loro difficile non rispondere. Insomma il quadro politico europeo è già in movimento, a poche ore dai risultati.

I Verdi europei, quelli che si sono occupati di Europa, in campagna elettorale e non solo, con i loro eccellenti risultati, hanno fornito coscienza di questi rischi e si sono assunti la responsabilità di guidare, con altri, il percorso necessario a portare l’Europa nella condizione di saper dare risposte politiche adeguate al necessario processo di integrazione ed alla conseguente risposta alla crisi.

La Francia degli euroscettici ha così premiato un progetto che partito da zero, in soli due anni dalla sua intuizione , ha raccolto un lucido 16% riscattando i risultati del referendum francese, ponendo i Verdi al centro del quadro politico europeo e del suo evolversi.
Ma sopra ogni cosa, li ha posti, unici e capaci, di guidare la contrapposizione alla deriva della destra poichè i socialisti sono in sofferenza e non si intravede una loro uscita a breve. Anzi.

Eravamo stati facili profeti a sostenere che le macerie del muro di Berlino sarebbero anche cadute sulla socialdemocrazia europea poiché al processo evolutivo, o involutivo di una ideologia, al suo crollo è facile che, come per i castelli di carte, si sostituisca un processo distruttivo a ritroso. Dove e quando questo si arresti lo decide solo la storia.
La terza via, percorsa in Gran Bretagna si è dimostrata impraticabile, la via dei diritti che lasciava intonsi i mercati finanziari e immobiliari sta mostrando ora i suoi limiti in Spagna.
L’asse culturale dell’umanesimo socialista, con la presa di coscienza dei limiti delle risorse, con i danni derivati dal sistema di produzione industriale, non centra più il problema poiché questo asse si è spostato, da tempo, dall’uomo al sistema vivente nel suo complesso, all’ambiente.

L’ecologia politica è quindi l’unica risposta e, comunque, il punto di partenza imprescindibile di una nuova stagione emancipativa.

Concludendo operativamente

- In Italia il ceto politico dei Verdi che si è consolidato in questi anni, che ha gestito la Federazione Nazionale e, occorre dirlo con chiarezza, che da quelle posizioni ha gestito in modo autoritario o surrettizio anche le federazioni regionali, con il proprio comportamento ha impedito una discussione interna vera.

- Ha messo al centro del proprio interesse la tattica politica anziché l’azione politica ambientalista.
E’ stato incapace di elaborare un progetto politico autonomo, ma anche solo di diffondere nel paese quella cultura politica che si origina dal dato ecologico per un modello di società che si occupa del benessere del pianeta, vero ambiente materiale, davvero economico, che deve essere governato come attività ed attenzione umana prioritaria.

- Non esiste,oggi, emancipazione umana senza salvaguardia e governo dell’ambiente, ed un partito che si dica Verde ha il dovere di mettere questa attività al centro della propria attenzione e della propria azione, pena il venir meno della ragione di ogni consenso.
Si sono privilegiate invece l’ autoriproduzione del ceto politico e le alleanze che si ritenevano utili a tale scopo, per altro sbagliando sonoramente le alleanze.
Si è tradito il governo di cui si faceva parte aderendo ( o partecipando?) alla famosa “separazione consensuale”, patto scellerato tra Bertinotti e Veltroni.
Dopo la sonora sconfitta dell’Arcobaleno si è ripetuto l’errore con Sinistra e Libertà ed è così che, di fatto, il gruppo dirigente nazionale si è trasformato nel comitato liquidatore dei Verdi in Italia.

E’ ovvio e conseguente che tale gruppo dirigente non ha più alcuna autorità morale e politica e, che quindi, non esiste più, di fatto, la Federazione Nazionale. Pensiamo non possa e non debba neppure convocare il Congresso, ma dimettersi subito,lasciando marchio e soldi dei rimborsi elettorali a coloro che si cimenteranno a costruire un nuovo soggetto politico, una nuova federazione dei Verdi.

Ma oltre a questi disbrighi burocratici, di cui siamo attenti ma non prioritariamente interessati, occorre promuovere dal basso, dal territorio delle sedi di coordinamento e discussione, dei gruppi, delle associazioni, delle federazioni tra ambientalisti, ecologisti verdi, singoli e organizzati per dare vita ad un’ALTRA FEDERAZIONE ECOLOGISTA; LAICA, LIBERA , EUROPEISTA scommettendo su un personale politico davvero libero, radicato, competente e disinteressato. Solo con la costruzione concreta e tangibile di questo soggetto con tempi stretti e definiti, (entro dicembre!) almeno ai livelli regionali si potrà riparlare di un soggetto politico ecologista in Italia. Sino a quella data nessuno dovrà o potrà più parlare a nome dei Verdi. Per portare voce occorre avere voce in capitolo. Ora costruiamocela, poi parleremo.

10 giugno 2009

Firme e adesioni (per aderire inserire un commento)

Dino Barrera - Università di Torino (Agraria)
Riccardo Ulivieri - Università di Torino (Scienze Politiche)
Caterina Di Bitonto - Esecutivo Nazionale (Verdi)
Paola Tamanti - Consigliere Nazionale (Verdi)
Gabriele Volpi - Consigliere Nazionale (Verdi)
Damiano Ghiozzi - Castelfiorentino Fi (Verdi)
Daniela Ronchi Della Rocca - Psicologa
Luigi Stancati - Medico Cardiologo
Nazario Ronco - Imprenditore
Marco Martini - Imprenditore - Già Portavoce (Verdi Provincia Cuneo)
Renzo Venturoli - Assessore Ambiente Budrio (Verdi Terre di Pianura)
Aurelio Morrone - Agronomo (Verdi Calabria)
Marcello Allegri - Portavoce Verdi Livorno
Erasmo Venosi - Fisico Nucleare
Gianpaolo Orlandi - Agricoltore Budrio (BO)
Sauro Turroni - Già Senatore (Verdi)
Carolina Pozzo - Docente - Già Consigliere Regionale (Verdi)
Claudio Fecchio - Già ass. Ambiente (Vercelli)
Angelo Bonelli - Già Capogruppo Deputati Verdi
Marco Boato - Già Senatore (Verdi)
Maurizio Pieroni - Già Senatore (Verdi)

9 Commenti a “Per un Nuovo Patto Federativo dei Verdi e degli Ecologisti”

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    non mi pare ci siano tutti gli aderenti ed occorre evitare di apparire la contenta e perenne minoranza. Per questo occorre chiedere un consenso ampio e diffuso

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    facciamo girare l’appello per raccogliere piu’ adesioni possibile

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    Sostengo l’appello perche’ non mi rassegno ad
    UN’ EUROPA EUROSCETTICA, UN’ ITALIA SENZA LA SINISTRA E I VERDI

    Si rincorrono, da una settimana a questa parte, fiumi di parole che tentano di dare un’analisi credibile rispetto a quanto accaduto con il voto delle europee. Se la campagna elettorale è stata giocata in un’ottica assolutamente domestica, anche l’analisi sembra più avvicinarsi a una sorta di conta del bottino partitocratico, che ad una vera analisi di un voto di scala continentale, con l’eccezione di Europa Ecologista che da un risultato disastroso dei Verdi alle Presidenziali, andando oltre l’esperienza negativa dei Verdi francesi, ha raggiunto risultati ragguardevoli ed eccezionali, non sciogliendosi in un cartello elettorale di Sinistra tradizionale composto da socialisti, nuclearisti, favorevoli alle grandi opere, disinvolti sulla questione morale e ex-comunisti rivolti con la testa al passato e più attenti a contendersi il primato a Sinistra, con il risultato di non raggiungere il quorum del 4%. I Verdi Nazionali non pervenuti.

    Ma andiamo con ordine:

    il primo dato da mettere in evidenza sia il crollo di partecipazione alla tornata elettorale, sia a livello europeo che nazionale. La modesta affluenza - 42.94% il dato europeo e il 66.46% il dato italiano - rappresentano il minimo storico dal ‘79 ad oggi.

    Si dovrebbe partire da questi dati per un’analisi, anche in chiave nazionale.

    L’allontanamento da un progetto europeo, ormai divenuto pura burocrazia, si riflette sull’astensione e si traduce in una sonora sconfitta per le vecchie sinistre, socialdemocratici prima di tutto. Ma questa analisi non vale ovunque. Se in Germania l’SPD si dimezza, nei paesi scandinavi, in Spagna, in Grecia, quel socialismo che non ha smarrito la sua vocazione popolare guadagna o mantiene consensi. Viene infatti sconfitta la sinistra della “terza via”, quella che, per intenderci, si è resa complice, a livello europeo e nei singoli stati, della rapina di diritti e sicurezza sociale, a tutto vantaggio dei pochi protagonisti della globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia.

    Una ricetta che per un breve periodo è stata pagante, ma che, sotto traccia, contribuiva a costruire, senza forse nemmeno rendersene conto, una società di emarginati e precari a vita, pronti a riversare la propria disperazione in favore del populista di turno.

    Da questo punto di vista non sorprende che i partiti populistici sfondino nei ceti popolari. È nelle periferie povere, è sui poveri ormai abbandonati e traditi dalla vecchia sinistra, che sono state scaricate tutte le contraddizioni della globalizzazione: immigrazione, criminalità, disagio, esclusione sociale. È qui che le destre, servitrici come e se non più dei “riformisti”, del nuovo ordine globale, che vengono a pescare consensi, agitando il tema della sicurezza e della lotta a quell’immigrazione, provocate proprio dalle loro stesse politiche scellerate di saccheggio del Sud del mondo, di precarizzazione del lavoro e di privatizzazioni dissennate.

    Questa è una dinamica ripetibile e confrontabile in tutti i paesi d’Europa, con piccolissime varianti.

    In Italia questa analisi è quanto mai valida. A differenza di quel che vorrebbe farci credere Franceschini, i risultati per la compagine berlusconiana sono abbastanza buoni. Di certo, il 35% del PDL è molto lontano dai proclami megalomani di Berlusconi (che annunciava per sé il 40/43% dei consensi) ma è un risultato letteralmente enorme se si considerano gli incontri con la minorenne (o forse il ben più grave incontro con il padre della minorenne?), lo scandalo degli aerei di Stato carichi di menestrelli e ballerine per le feste private del Premier, le leggi su misura, lo scandalo Mills, e, soprattutto, l’inconcludenza dell’azione di governo sui problemi di tutti i giorni degli italiani, a partire da un impoverimento generalizzato.

    La sconfitta vera è a sinistra, con un PD che perde 7 punti, incapace anche di trarre vantaggio dal suo ruolo di opposizione; raddoppia Di Pietro con un 8%, percepito dall’elettorato la vera opposizione, giusto o sbagliato che sia.Rimangono escluse le due liste, quella comunista e quella di Sinistra e Libertà, segno che la crisi a sinistra è lunga e persistente, anche perché alla scarsità di idee e proposte, si aggiunge il fatto che le varie formazioni a sinistra del PD ripresentano gli stessi responsabili del disastro del governo Prodi e dell’Arcobaleno. Sono ancora tutti là, a raccontarci che occorre un impegno per la pace, contro la precarietà, per la scuola pubblica, magari anche per la laicità.

    Spiace dover giocare l’antipatico ruolo di quelli che devono ricordare come tutte queste belle intenzioni siano state tradite da voti parlamentari che hanno raddoppiato il finanziamento pubblico delle scuole private e ridotto quello della scuola pubblica; aumentato le spese militari; affossato i Pacs; privatizzato il TFR e ampliato le forme di contrattualità precaria. Tutto questo vale anche per la Lista Bonino, che raccoglie poco più del 2%; con l’aggiunta che appare davvero poco credibile la loro “lotta alla partitocrazia”; quella stessa partitocrazia con la quale hanno stretto ogni tipo di accordo e compromesso e che consente loro (a differenza di altri gruppi scaricati da Veltroni) di sedere in Parlamento.

    Rientrano in gioco Mastella e De Mita, rispettivamente con il PdL e l’UdC. Complessivamente, quindi, siamo ben lontani dal minimo accenno di terremoto politico, soprattutto se, invece, si considera il voto a livello dei 27 paesi.

    Con il voto del 6 e 7 giugno, infatti, gli elettori europei hanno presentato il conto degli errori fatti negli ultimi 10 - 15 anni. E’ un conto amaro, che si articola sul non voto e sul voto apparentemente di protesta, con la bella eccezione dei Verdi europei in Francia, Germania, Belgio e Gran Bretagna.

    Sul piano politico, gli effetti del voto pongono non poche ipoteche sul destino del progetto europeo. Considerando la composizione del prossimo Parlamento europeo, il progresso delle forze conservatrici renderà più complicato il processo di integrazione europea, a partire dalle necessarie riforme istituzionali. Ma sarà molto più difficile difendere un’idea laica di Europa, in special modo sulle tematiche etiche e sociali. Sull’ambiente si potrà contare sull’importante presenza dei Verdi Europei.

    Credo che, oggi come non mai, il progetto europeo rischi di entrare in una fase di crisi senza precedenti: sono urgenti riforme strutturali, semplificazione, maggiore trasparenza. Servono nuove sfide per l’Europa, prima fra tutte, quelle di avere, come cittadini europei, un governo che sia realmente l’espressione della volontà popolare, e non un’emanazione dall’alto, frutto di accordi (più o meno nobili) tra burocrati e potentati, ma veramente sentita e partecipata dai cittadini.

    Un saluto da Marcello Allegri Portavoce dei Verdi di Livorno

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    Angelo Bonelli, individuando in me, giustamente, il maggior responsabile
    della stesura del testo dell’Appello che anche lui ha firmato, pubblicato
    tra gli altri, sul sito qualcosadiverde.it, mi ha chiesto una
    interpretazione autentica sulla vicenda Congresso dei VERDI.

    DA PARTE MIA si intende sostenere in quella sede che il congresso VADA
    convocato, ma non dall’attuale coordinamento nazionale, che per serietà dovrebbe
    dimettersi subito, BENSI’ da un gruppo di garanti indicato dal CN ove
    siano ben rappresentati coloro che sostenevano tesi diverse da quelle
    sconfitte sul campo 2 volte!
    E’ un problema di credibilità dell’intero partito e dei suoi militanti verso l’esterno.
    Io, e penso noi tutti, siamo per le regole e quindi per un Congresso. Già
    dopo l’Arcobaleno nella sede del CN proposi un gruppo di gestione
    transitoria composto da Grazia , Marco e Angelo, con la collaborazione
    esterna di Monica e Paissan. Non lo trasformai in mozione, ma chi non era
    d’accordo erano Grazia E Monica. Gli altri si. Ma fummo turlupinati e
    menati per il naso con quel comitato garanti che tutto doveva fare e che
    si scoprì che non contava un fico…,.Insomma i burocrati stravolsero le
    intenzioni e le indicazioni riportando tutto nella ragioneria con la scusa
    delle regole!! Questa volta son certo non succederà così..nooooooooooo!
    Basta vedere il comunicato del coordinamento, che è giunto oggidì.
    Viene convocato il congresso con i tempi commisurati dal PD, ma sopra
    tutto nelle modalità di chi vince la elezioni…..

    Già qualche genio della politica va sostenendo, senza pudore, che SeL è
    l’avvio del “rassemlement” avviato da chi, senza pudore, ora lo chiama
    confidenzialmente Dany…..In somma la palla di neve acui loro i nostri
    erano strettamente avvinghiati che sortirà la valanga…

    Ma mi facciano il piacere….

    Ogni critica non va, ovviamente, alle persone nè agli amici, ma alla linea
    disperata e tragica che, in biuna fede han percorso ed indicato al
    partito. Che ora vogliano portar se stessi per caparbietà in quein lidi
    pazienza, ma che vogliano portare ciò che resta del partito che han
    contribuito a distruggere da un ruolo primario, questo è un altro paio di
    maniche che questo Coordinamento ignora volutamente…. Speriamo abbiano
    sale e libertà nella zucca.
    Vorrei che Angelo risponda, se vuole, e così si avvierebbe la discussione
    sulle modalità del Congresso e sulle decisioni del Consiglio Nazionale
    spostato. Solerte S&L, lenti i Verdi…..Ma!?

    Dino Barrera

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    Purtroppo il congresso e’ convocato per ottobre.
    Troppo tardi per una discussione tempestiva sugli esiti fallimentari di Sinistra e liberta’.
    Se lavoreremo a un nuovo soggetto ecologista i primi che dovranno fare un passo indietro sono tutti coloro che hanno ricoperto ruoli di gestione e di parlamentare nei verdi negli ultimi 10 anni. Solo cosi’ potra’ ripartire qualcosa di nuovo.
    Gabriele

  6. Commenta Top

    Aderisco.

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    Condivido, l’ecologia politica è l’unica risposta.

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    auspico la nascita di un vero movimento ecologista e ambientalista che sappia fare proposte concrete e a creare opinione sui temi ambientali che sono i VERI TEMI di oggi…

  9. Commenta Top

    Credo nella buona fede e nell’onestà intellettuale dei firmatari della mozione che ha prevalso al congresso di Fiuggi: pur rispettando S&L credo che la costituente ecologista sia stata la scelta più coerente e ragionevole anche in considerazione alle origini del movimento ambientalista.

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