Alleanza civica ecologista
Relazione per Consiglio Federale Regionale dei Verdi toscani - 28/06/09
Parto brevemente da una breve analisi del voto locale per poi spaziare su quello globale. Chi mi conosce, sa bene che sono stato un sostenitore della Sinistra Arcobaleno, ma in politica come nella vita bisogna anche riconoscere che quel laboratorio politico è fallito sia nel metodo che nel merito e Sinistra e Libertà è stata una sorta di accanimento terapeutico, con l’aggravante di alcuni episodi noti a tutti, di arroganza nei nostri confronti. Detto questo, non mi nascondo il fatto che ormai anche i Verdi da soli, in Italia, hanno perso la loro originalità e ritengo che non possono ad ogni tornata elettorale cambiare cartello o peggio soggetto politico, per rimanere sempre se stessi. Ho riflettuto su un sondaggio di Repubblica e su quell’ undici per cento che vorrebbe anche in Italia un grande partito-movimento a forte impronta ecologista, che vada oltre all’esperienza politica dei Verdi e della sua classe dirigente e si apra davvero al mondo dell’associazionismo e della società civile, guardando meno all’alchimie politiche e più al territorio. Anche i Verdi, in Italia, bisogna riconoscerlo oggettivamente, non sono più percepiti dall’elettorato come un partito di rottura con la vecchia casta dominante, ma come una nicchia che parla di tecnicismi talvolta incomprensibili per la maggior parte dei cittadini. Bisogna iniziare a riconoscere che il livello medio dell’elettorato italiano è piuttosto basso e iniziare a farci i conti, non ricorrendo al linguaggio esageratamente semplificatorio e imbarazzante dei leghisti o sgrammaticato alla Di Pietro, ma neppure, in senso opposto, eccessivamente intellettualistico che ogni tanto usiamo e che allontana da noi gran parte dell’elettorato. Oltre a questo, non possiamo nascondere che in tutta Europa, e in Italia in misura ancora più macroscopica, l’egemonia culturale della Destra è maggioritaria e per reagire a questo contesto non si può nè copiarne le idee in senso più umanitario, come hanno fatto i Socialisti e Socialdemocratici europei ( vedi PD di casa nostra), ma neppure continuare a guardare al passato come fanno i comunisti.
A Livorno, ci abbiamo provato, alleandoci anche con Sinistra Critica, senza però farci un partito insieme, ma nella condivisione di un programma. Abbiamo per questo ricevuto, non legittime critiche, ma addirittura insulti basati sull’ “ignoranza” di chi non conosceva il contesto locale. Cosa dire allora di soggetti politici come Sinistra e Libertà, dove all’interno ci sono i socialisti che in termini di programmi elettorali sono nuclearisti, per le grandi opere e diciamo disinvolti sulla questione morale? E cosa dire delle alleanze elettorali a livello nazionale al tempo di Prodi con il Partito delle clientele e del malaffare mastelliano?
Ritornando a noi, sapevamo che senza la costruzione di un’alleanza politica civica, mantenendo comunque la nostra identità, seppur con uno sforzo di apertura alla società civile e al mondo dell’associazionismo, sarebbe stata molto più dura. Siamo riusciti, anche grazie alla scelta di un ottimo candidato, a riportare un eccezionale 9% alle ultime elezioni per il Consiglio Comunale, diventando così la terza coalizione cittadina dopo quella rappresentata dal PD e dal PDL e a raggiungere un risultato, nelle condizioni date, dignitoso e superiore in termini di voti a quello riportato dalla Lista comunista che non ha superato il 6%. Con il grande impegno sul territorio, con il confronto costante con i cittadini e la passione politica che anche come Verdi collettivamente abbiamo riversato su questa campagna elettorale, siamo riusciti in un’impresa non facile, nonostante un sistema elettorale penalizzante e certamente da cambiare. Come Verdi abbiamo avuto il 2,3% dei consensi e non siamo riusciti ad eleggere un nostro rappresentate in Consiglio, ma visto l’andamento dei Verdi in generale, il nostro risultato è stato tra i migliori, vista anche la spaccatura interna che avevamo. Con questo, comunque, consideriamo non più procrastinabile andare oltre l’esperienza politica dei Verdi, ormai resa non più digeribile all’elettorato da una classe dirigente che ritengo inadeguata e poco umile. E lo diciamo con nettezza non siamo interessati al progetto contradditorio e poco ecologista di Sinistra e Libertà. Gli Ecologisti rappresentano da sempre una sinistra che guarda al futuro. Non abbiamo bisogno di scioglierci in cartelli elettorali con socialisti o comunisti e lo dovremmo aver compreso dopo il fallimento delle esperienze del Girasole, della Sinistra Arcobaleno e di Sinistra e Libertà alle ultime elezioni europee. Sono contenitori che non attraggono più un elettorato sempre più distante da un modo vecchio di far politica, più attento alla conservazione della propria classe dirigente che non alla costruzione veramente partecipata e dal basso di un nuovo soggetto politico , sulla scia della nostra originalità federalista. In un’ Europa che va a destra, dove le forze democratiche e socialiste perdono quasi ovunque, i Verdi portano i loro seggi da 43 a 54. Peseranno. In Francia sono il secondo partito. Possiamo, essere noi la vera alternativa alla Destra liberista, razzista e xenofoba, senza per questo diventare socialisti o comunisti. Bisogna, però, crederci davvero, iniziando a cambiare la nostra classe dirigente che in questi anni non ha fatto altro che ripetere errori su errori. Sinistra e Libertà non era altro che un Girasole allargato, e il risultato elettorale lo ha ampiamente dimostrato.
Dove sono stati i Verdi Nazionali in questa campagna elettorale? No, non quei soliti leaderini, tra i quali annovero la nostra Portavoce Nazionale, che senza aspettare un Congresso, ha deciso che il cantiere di Sinistra e Libertà andrà avanti comunque, ma quei Verdi che ogni giorno, con impegno e con tenacia si battono in quelle battaglie sacrosante, quelli delle proposte alternative concrete e articolate. Ne esistono a decine, di leader potenzialmente validi, sul territorio italiano, soffocati e marginalizzati da logiche burocratiche, perché non aderenti alla linea maggioritaria e per questo ritenuti pericolosi per gli assetti consolidati. Scienziati, divulgatori, scrittori, che da anni si sgolano e combattono per cambiare il modello di sviluppo, per la sostenibilità, per il rispetto del territorio, per la salvaguardia delle risorse, per la valorizzazione dell’ambiente, sono presenti anche nel nostro territorio toscano, pronti per sostenere un progetto politico innovativo, che parta dal locale per poi successivamente avere un respiro più globale, e non come è avvenuto, al contrario, in questi ultimi anni. Anche i Verdi hanno perso negli anni la loro spinta originale e propulsiva ed è per questo che serve con urgenza un’alleanza civica ecologista , che riesca ad interpretare al meglio le preoccupazioni attuali di moltissime persone e soprattutto che tenga il polso del tempo e non dia risposte, ormai superate dalla storia. Come afferma, giustamente, Cohn-Bendit, «in Olanda, in Germania, in Francia sono stati penalizzati tutti coloro che dopo la crisi continuavano a dire le stesse cose che dicevano prima», conservando «lo stesso software. Credo sia questa la grande difficoltà della socialdemocrazia e del PD meno L di casa nostra.
Mi domando allora se non sia arrivato il momento di una rivoluzione ecologica della mente. Il momento di dire basta alle falci e martelli e al rosso, a cui tanti sono affezionati per motivi meramente nostalgici, con i quali possiamo allearci politicamente sulla base della condivisione di un programma, ma non per farci un partito assieme, e lasciare spazio alla costruzione di una grande alleanza civica ecologista, che serve al paese e che sentiamo molto più vicino nel momento storico che stiamo vivendo. Un soggetto politico e civico allo stesso tempo che si muova dentro il mondo reale, anziché perso nell’affannosa ricerca di aggregazioni politiche con l’unico obiettivo di non scomparire dalla rappresentanza politica. Un’Alleanza civica ecologista che non si occupi solo di ambiente: i partiti ecologisti europei ormai da un pezzo sono attenti al lavoro, alla produzione, al commercio, all’artigianato, ai trasporti, all’industria, al welfare. Tutto ciò che fa parte del sistema, insomma, e che deve appunto modificarsi in modo consono ai tempi difficili che viviamo. Credo che un partito siffatto saprebbe concentrare su di sé tantissimi elettori che se ne sono stati a casa, e forse anche altri che hanno dato voti turandosi il naso.
Una forza politica, civica e sociale capace di realizzare una trasformazione sociale ed ecologica dell’economia, all’interno della quale ci stanno certamente le battaglie contro il nucleare, gli OGM, l’elettrosmog, le energie rinnovabili, ma ci devono essere anche il lavoro, la casa, la sanità ecc. Per fare questo bisogna togliersi di dosso quei polverosi atteggiamenti da “fedeli alla linea” che fanno tanto anni ‘50. Uno sforzo immane e difficile, ma necessario, se crediamo davvero che anche questo paese meriti una sinistra innovativa ed ecologista come nel resto dell’Europa.
Marcello Allegri
Portavoce dei Verdi di Livorno



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delle brevi considerazioni:
i rapporti nei territori tra i verdi e legambiente sono pessimi.
il paragone con la Francia, o con altri stati europei non sta in piedi, i verdi francesi sono un partito agrario.
un ennesimo partitino non serve, meglio convergere nel PD o in SL
i verdi sono falliti e riproporli con un nome diverso non aiuterà a farli rinascere.
ho letto al vostra mozione congressuale, sono fortemente in disaccordo con molti punti. Vorreste uccidere i verdi (togliergli il nome e il simbolo) per portarli dove? a fare una costituente ecologista (con chi?) 2 mesi prima delle regionali? ma siete fuori?