Prossimo Consiglio Federale: partecipiamo!
Appuntamento il 7 e 8 febbraio a Roma per il Consiglio Federale nazionale più importante della storia dei Verdi. IL CFN si esprimerà sugli orientamenti politici in vista delle prossime tornate elettorali (europee ed amministrative). Si tratta di decisioni della massima importanza per la sorte del partito. E’ necessaria la più ampia partecipazione possibile.
IL CFN si svolgerà a Roma presso il Centro Congressi Cavour in Via Cavour 50/a. I lavori cominceranno alle ore 11 di sabato 7 febbraio con la relazione della Portavoce e si concluderanno indicativamente entro le ore 16 di domenica 8 febbraio 2009. All’ordine del giorno: situazione politica, elezioni europee ed amministrative, varie ed eventuali.



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I Verdi al capolinea. Che piaccia o no, un percorso è finito.
Scorrono sul web rarefatti appelli a partecipare “in massa” (?) al Consiglio federale dei Verdi che il 7 e 8 dovrebbe decidere, inesorabilmente, i loro destini.
Sono stato uno dei due o tre fondatori dei Verdi in tutto il Piemonte (60 liste ) all’inizio degli anni ’80 e Coordinatore nazionale (negli 11) dopo la fondazione di Finale Ligure. Ne sono uscito a metà degli anni ’90 costatata l’impossibilità di svolgervi una dignitosa attività, dopo essere stato, per conto dei verdi piemontesi, coordinatore, consigliere ed unico assessore regionale della loro storia.
Sono rimasto un ecologista e non ho scoperto in me vocazioni di carriera nè nell’estrema sinistra “bertinottiana” ne nel “progetto riformista veltroniano”, ritornando con soddisfazione a fare il ricercatore ed il delegato sindacale e per l’ambiente nella fabbrica in cui da sempre ho lavorato.
Con crescente apprensione ho visto negli anni il progressivo trasformarsi dei Verdi da nuovo soggetto del terzo millennio nato dal superamento e dal fallimento di tutte le sinistre, sia quelle staliniane sia quelle socialdemocratiche, in un piccolo gruppo risucchiato nelle logiche dei partitini ex-parlamentari dell’estrema sinistra. Impermeabile alle critiche che dal paese venivano contro la casta, la corruzione ed il professionismo nella politica. Critiche che al momento stanno producendo, ahinoi, solo l’astensionismo, il dipietrismo e, bene che vada, un po’ di grillini in qualche comune italiano.
Al congresso di luglio sono rimasti “minoranza” gli appelli di Boato a correggere la rotta riportando i Verdi nella loro originaria collocazione, al di fuori ed al di sopra degli attuali frammenti residui della sinistra. I limiti di Boato erano tre: 1) l’impressione, seppure non vera per chi lo conosce, di porsi come fiancheggiatore del PD. 2) un troppo personalizzato attacco a Pecoraro avallando l’idea (sbagliata) che la crisi devastante dei Verdi nascesse da lui e non da un percorso discendente che ha più di dieci anni e coinvolge, nessuno escluso, tutti i precedenti portavoce. 3) la non comprensione che l’affossamento di Pecoraro è nato nelle stanze di PD e PDL come strumento per espellere i Verdi dalla politica italiana (come si è visto nei mesi successivi) e non certo nel congresso di Luglio.
Boato lo ha verificato di persona con l’eliminazione dei Verdi trentini dalla giunta provinciale (pur moderati) da parte di Dellai in Trentino. Resta il fatto che Boato ha indicato l’unica strada utile e che questa è stata respinta.
I “vincitori”di luglio, un insieme di gruppi diversi coalizzati, si accorgono, dopo sei mesi da luglio, che non hanno vinto niente. In questi sei mesi preziosi i Verdi sono scomparsi dal territorio e dall’informazione; non vengono presi in considerazione neppure quando si parla dei “nanetti” considerandoli un appendice di Ferrero o di Vendola (l’ultimo caso, fra tanti altri, il penoso Porta a Porta di ieri sera). In sei mesi, per quanto io sia un rimestatore di programmi tv per alimentare il mio blog e la mia curiosità, non mi è successo di incontrare una volta la Francescato in TV (tranne una volta su ECOTV all’una di notte!) e solo tre volte l’immancabile Cento che, nel suo piccolo, è uno dei principali ispiratori della suicida deriva dei Verdi verso l’estrema sinistra, credo con qualche pentimento inconfessato negli ultimi tempi .
E’ bastato il giochino del blocco al 4%, preparato da tempo, per mostrare che il re, la regina ed i sette nani accoltellatori dell’estrema sinistra (contateli, sono proprio sette!) sono nudi e non hanno ad oggi foglie a disposizione per coprire le loro vergogne di fronte agli elettori. Insieme al giochino è stata anche buttata la polpetta avvelenata dell’odg che favorirebbe la presentazione di simboli senza firme per i gruppi con un parlamentare europeo.
Non è un favore a nessuno, ma un favore che il PD fa a se stesso.
E’ ovvio infatti che Veltroni ha tutto l’interesse ad avere due simboli rossi alla propria sinistra (non importa se falcemartellati, biciclettati, od un po’ imbrattati di macchioline verdi (certo questo Vendola è arrivato a fagiolo…un po’ troppo a fagiolo) perché l’appello al voto utile, sostenuto da due-tre sondaggi degli amici di SWG-Repubblica che mostrino le due listarelle rosse attorno al 2,5-3 % provvederanno a far scappare tutti verso DiPietro, verso l’astensione e qualcuno anche verso il PD.
Il quale ha ancora parecchi assi nella manica: l’assunzione al momento giusto, quando sono alla frutta, di un radicale ed un socialista nelle proprie liste europee (e nella suddivisione dei rimborsi) e, perché no, di un ambientalista e di uno di sinistra estrema (Realacci, Della Seta, Neirotti..insegnano che c’e ne sempre a disposizione) .
A chi pensi che sto fantasticando, ricordo che il PD perderà clamorosamente le europee (in percentuale) ma non gli eletti, che saranno almeno una ventina, magari più del 2004, proprio per il gioco del 4%.
La preoccupazione di Veltroni, che si gioca tutto, è quella di non scendere sotto il 3.. , per evitare di andare in Africa (come promesso), a Gaza (dove lo vuole Santoro) o a Manatthan (dove ha comprato un grazioso attico) per fare il fan di Obama. Non ha alcun problema a raccattare tutto quello che può salvargli il futuro in cambio di due, tre marginali al PE.
Che fare dunque, oltre a lagnarsi ?
Prima ipotesi Mi sembra doveroso che i Verdi propongano l’unione di tutte le aree di libertà e democrazia in un’unica lista (magari LIBERTA’ e DEMOCRAZIA senza alcun logo visto che il partito della libertà e quello della democrazia le cancellano) proposta a tutti, da radicali e socialisti fino a rifondazione, non escludendo un appello a Grillo. La proposta non ha alcuna possibilità, vista l’ottusità politica diffusa in quest’area; inoltre scatenerebbe il panico nel PD che, come detto, la impedirà a tutti i costi. Ma è politicamente corretto proporla con la massima serietà.
La seconda ipotesi, presentarsi da soli, presuppone una rivoluzione culturale dentro i verdi (specie romani), il bombardamento del quartier generale (quel che resta) e che mille fiori fioriscano, lanciando un appello alle migliaia di gruppi, associazioni, comitati, circoli, blog, ambientalisti, animalisti, non violenti, pacifisti, ondivaghi perché si impegnino a salvare i verdi ed il loro stesso futuro.
Una scelta che ha senso perché riprenderebbe a riferimento quel 35-40% di elettori che sceglieranno o di non votare o di votare per protesta Di Pietro e che non sono assolutamente più disponibili a rivotare per l’estrema sinistra in qualunque forma si presenti.
Per essere seria questa scelta presuppone anche che, con discrezione, gli attuali portavoce, finti e reali, i presunti candidandi o aspiranti ricandidandi si facciano un po’ da parte, almeno un pochino, e ricerchino nel territorio quei tre, quattro nomi esterni ai Verdi, sicuramente ambientalisti e pacifisti e sicuramente impegnati nel caso di elezione, ad aderire al gruppo Verde in Europa, che potrebbe consolidarsi come quarto gruppo a Bruxelles. Tenendo comunque conto che un eventuale quorum raggiunto dovrebbe dare 4 o più eletti.
Non è una strada facile ovviamente, ma dei nomi ci sono ed in ogni caso, anche in caso di mancato quorum si mantiene un futuro aperto ai Verdi, nella loro piena autonomia, mettendo mano alla loro dissoluzione rifondazione magari attraverso venti nuovi partiti regionali.
La terza ipotesi, quella che sembra, non si sa perché, la più rassicurante, è quella della bicicletta con SD e non si sa bene chi altri; come la tetta della mamma intravista dal neonato sfinito dalla fame è un’ ipotesi che affascina qualche decina di verdi esausti qua e là, anche, forse soprattutto, in posizioni “autorevoli”. Salvo poi scoprire che la tetta non darà latte, come percepisce bene chiunque viva fuori dalle anguste stanze della politica romana.
Presuppone una seconda lista, anch’essa “di sinistra” e, come abbiamo detto, un insuccesso sicuro di entrambe, esattamente come prevede il PD, che ci guadagna 5-6 eletti e che renderà però Di Pietro e Grillo gli unici protagonisti sopravvissuti.
La bicicletta, si dice, ha avuto “un esito dignitoso” in Abruzzo. E’ falso, gli italiani, quelli in carne ed ossa, non sanno che vuol dire SD; in Abruzzo la bicicletta ha rieletto un verde perdendo tanti voti ( mentre trionfava Di Pietro e l’astensione), solo perché con un incredibile colpo di mano tutti i partiti hanno aumentato a 66 i consiglieri regionali da eleggere (in Piemonte sono lo stesso numero con quasi 4 volte gli elettori) senza il quale tutto sarebbe stato… meno dignitoso. E’ probabile comunque che la bicicletta sarà la strada percorsa e aprirà, dopo averla misurata sul campo, un capitolo totalmente nuovo per chi vuole far rinascere i Verdi in Italia.
Quella del “saltare un giro “, naturalmente, è solo una fesseria. Chi la racconta, se è in buona fede e non ha secondi fini, vi sta solo dicendo che la federazione dei Verdi non esiste più.
Mentre scrivevamo queste note, un po’ disperate, abbiamo letto l’econews dove Grazia Francescato annuncia cosa hanno deciso i Verdi nel CF che ci sarà domani e dopo (.. la portavoce dei Verdi si dichiara favorevole a costruire un partito di sinistra del terzo millennio, mantenendo naturalmente l’identita’ e la diversita’ dei Verdi’ ).
La riportiamo sotto integralmente perché è davvero incredibile nella sua totale inconsistenza e sbagliata nel poco che afferma.
Però qualcuno, Dio santo, le dica che potrebbe essere che la sinistra sia già tramontata nel secolo scorso e che gli ultimi residui italiani stanno vedendo ,divisi in sette, come meglio suicidarsi.
Se nel terzo millennio si accontentasse di far sopravvivere i Verdi noi ci accontenteremmo.
Comunque,ex amici e non conoscenti,facciamoci tanti auguri.
Questo tram comunque è al capolinea.
Massimo Marino Torino (ECO blog)
Europee. Francescato: costruire un partito di sinistra del terzo millennio
Grazia Francescato, portavoce dei Verdi, spiega
le intenzioni del suo partito a seguito
dell’introduzione dello sbarramento al 4 per
cento alle europee, ipotizzando una alleanza a
sinistra ma escludendo ‘i partiti con la falce e
martello’. La dirigente dei Verdi si dice delusa
dalla scelta del pd e in particolare da Massimo
D’Alema, che sullo sbarramento ‘ci aveva detto:
non vi preoccupate, non passera”. Ora costruire
un’alleanza e’ inevitabile, osserva la
Francescato, che precisa: ‘i Verdi assieme ai
partiti con la falce e martello, no. Quindi le
forze con cui unirci potrebbero essere la
sinistra democratica, i vendoliani e, con dei
paletti, i Socialisti. Se per esempio abbandonano
le scelte nucleariste’.
Infine, la portavoce dei
Verdi si dichiara favorevole a ‘costruire un
partito di sinistra del terzo millennio,
mantenendo naturalmente l’identita’ e la diversita’ dei Verdi’. (Ansa)
A Massimo faccio i complimenti per un intervento chiaro… ma non condivido. I Verdi saranno al capolinea quando chi li anima si “ritira”, come ha fatto Massimo. Ci sono tanti Verdi attivi e presenti sul territorio. La partecipazione c’e’ stata. L’appello e’ servito. Il seguito lo puoi legge qui.
Gabriele Volpi - Capogruppo Verdi nel Consiglio Comunale di Livorno - http://www.verdilivorno.it