Ambiente

Crisi economica e shock ambientale

Partiamo dalla considerazione che il paradigma produzione-occupazione-consumi non è economicamente e socialmente conveniente. Quello che sembrava un paradosso degli ambientalisti è scientificamente dimostrato da analisi sistemiche inoppugnabili ( ricerca pubblicata su “Science” dell’Università di Cambridge e Stanford e studio del Centro di Monitoraggio dell’economia dell’ ONU). Sono stati calcolati, con margini di errore trascurabili (e con esempi in varie parti del mondo), i costi ambientali, la perdita dei saperi, il rapporto costi-benefici in economia di scala, la valutazione dei vantaggi comparati e delle utilità decrescenti per cui diventa “conveniente“ un approccio di sviluppo equilibrato, nel senso che, preservando la naturalità e le complessive compatibilità del territorio, vengono salvaguardate le interrelazioni tra tutti gli oggetti naturali, minerali, rocce, suolo, piante, animali, esseri umani e biodiversità, con stabilizzazione od incremento di benefici economici e sociali. Le risorse, infatti, non sono illimitate, le risorse genetiche sono un bene non rinnovabile, il loro impoverimento e parimenti la regressione degli ambienti naturali costituisce una condizione di rischio per il mantenimento della vita sul nostro pianeta. Il peggioramento complessivo della qualità della vita, la maggiore vulnerabilità nei confronti dei fattori esogeni, l’inurbamento forzato delle popolazioni sono costi non indifferenti; la dissipazione di energia e il degrado ambientale diventano, inoltre, sempre meno sopportabili per le comunità e significa non più solo consumare la rendita, ma bensì il capitale di ciò che abbiamo avuto dai nostri padri.

La conseguenza dell’ esasperazione del paradigma “produzione-lavoro-consumo” è la CRISI FINANZIARIA (e la crisi economica che, purtroppo, ne segue), infatti essa E’ FIGLIA DELLA CRESCITA ILLIMITATA, DISSENNATA ED INDISCRIMINATA E DELL’ AGGRESSIONE ALLE RISORSE NATURALI. La crescita economica è, in effetti, un obiettivo quasi universalmente accettato poiché il sistema che cresce al tasso più alto è considerato il migliore per combattere la disoccupazione e la povertà; offre, inoltre, maggiori quantità di beni da consumare (spesso senza distinzione di qualità, purché siano in abbondanza). Tutti inneggiano alla necessità della crescita per uscire dalla crisi ed al dogma del consumo che produce lavoro ed aumenta il P.I.L. (ma paradossalmente esso aumenta nel caso di catastrofi; se avviluppiamo di carta o di plastica qualsiasi cosa, lavoreranno i produttori di carta e di plastica; un’auto in fila col motore acceso consuma più benzina, lavora l’industria, il rifornimento, il camion che la trasporta, il distributore, ecc.). Ma se, invece, ne risparmiamo il consumo, avremo una vera e maggiore “economia” ed i cittadini non si indebitano. Lo stato e le comunità vedono crescere il loro debito con interesse composto, ma la ricchezza reale in senso fisico non può crescere alla stessa velocità. Il processo di crescita è come un elastico sempre più tirato che accumula un enorme tensione di ritorno. L’ economia, invece, dovrebbe reggersi sul risparmio, ma esso è stato sistematicamente demolito per spingere il consumo, per cui si è perso il senso del limite e della realtà.

Alcuni luoghi comuni ormai sono accettati anche da una parte della sinistra, ad esempio, la mitizzazione del P.I.L. come indice di benessere. L’ assillo della crescita a tutti i costi non considera la produzione di merci inutili ed indotte come una degenerazione del mercato per cui si è premuto a fondo sull’acceleratore per poter spingere il mercato alla massima velocità. Si è creata una sequela di bisogni indotti (usa e getta) e si è messa in circolazione una massa enorme di denaro per permetterci di soddisfarli. Questo denaro, come ormai tutti sanno, è stato “inventato” tramite un debito immenso. E siccome la crescita, anche se pompata non era sufficiente, si è provveduto tramite leve finanziarie a mettere in gioco utili immaginari. Risultato: il sistema non si può più fermare; deve crescere continuamente con aspettative di guadagno sempre maggiori. Crescita o morte sembra essere il motto che ispira le nostre istituzioni ed i nostri esperti economici.

Detto tutto ciò, ritengo che abbia, invece, una valenza molto pratica guidare l’economia verso un minor consumo, un minore inquinamento, una minor liquidità, una maggiore possibilità di risparmiare, una economia più sostanziale e più equilibrata, più durevole ed in armonia con la natura. Dopo 50 anni di economia distorta vi è bisogno di una catarsi per potersi liberare delle tossine acquisite e di un’ economia più sana. L’ economia è come un lago dove vi sono immissari ed emissari in un equilibrio dinamico. Se la quantità d’ acqua che viene immessa è superiore a quella che defluisce, il lago traborda creando alluvioni e danni coneguenti.

L’ economia sana, inoltre, è ammorbata da meccanismi perversi come dumping, insider trading, aggiotaggio, speculazione, superprofitti, rendite parassitarie e le conseguenze sono devastanti. Non a caso mentre si alzavano i prezzi di alcuni importanti prodotti alimentari Cargill, Monsanto ed altre grandi multinazionali aumentavano i profitti dal 60 all’ 86%. Tutto questo sta scatenando innumerevoli rivolte per il pane in molti Paesi fra cu ad esempio il Senegal, uno dei più tranquilli fino ad ora in Africa. A ciò si aggiungono le aumentate difficoltà di produzione per mancanza di acqua e per il cambiamento delle temperature che si notano in molti Paesi e avvengono a causa del cambiamento climatico. Bisogna infatti tenere conto degli effetti nefasti che sono stati prodotti negli anni dalla politica della crescita senza limite e dalla espansione dell’ agricoltura industriale in tutto il Mondo. In India, ad esempio, la semplice utilizzazione di piante altamente produttive ma ad alto consumo di chimica ed energia ha provocato, secondo Vandana Shiva, ben 200.000 suicidi di contadini che non hanno i soldi per pagarsi quello che serve a produrre e quindi per sostenere le loro famiglie. In quei Paesi l’agricoltura è, infatti, essenzialmente di sussistenza e cioè i contadini vivono di quello che producono vendendo solo quello che serve a coprire gli altri bisogni essenziali. Le politiche di dumping e l’esilio dalle proprie terre è, in alcuni casi, anche cruento (come é avvenuto in America Latina), per fare posto all’ industria od a produzioni agricole che non verranno utilizzate dai produttori.

Quindi LA CRISI E’ STATA GENERATA PER SOSTENERE LA MISTICA, LA FRENESIA e LA MEGALOMANIA DELLA CRESCITA DISSENNATA E SFRENATA, L’IMMORALISMO DEL SOVRACONSUMO E GLI ASSUNTI DELLA GLOBALIZZAZIONE ( la teoria liberista dell’alta marea che affermava il concetto che essa avrebbe dato la possibilità a tutti di maggiore ricchezza; tutte le barche si sarebbero sollevate. Ma tale teoria è fallita: i paesi poveri sono diventati più poveri ed i ricchi più ricchi, e lo stesso all’interno dei paesi. La ricchezza si è concentrata nelle mani di pochi paesi e di pochi uomini. Si sono sollevate poche barche, le più solide, le altre sono andate a fondo).

Le conseguenze sono disastri ambientali, disoccupazione, precarietà, insicurezza e diseconomie strutturali.

Paolo Pantano ( economista )

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