Dallo sviluppo all’equilibrio ecologico: L’ECONOMIA VERDE
DALLO SVILUPPO ALL’EQUILIBRIO ECOLOGICO: L’ECONOMIA VERDE.
Un programma politico “verde” deve essere indissolubilmente ispirato ad un principio di responsabilità verso le generazioni future. Il rispetto di tale criterio-guida ci impone di preservare l’equilibrio dell’ambiente naturale e le sue peculiarità, rifuggendo dallo sfruttamento dissennato delle risorse, che finora ha caratterizzato i modelli prevalenti di sviluppo.
La stessa parola “Sviluppo” non ha più, per noi, quel fascino che tanto ha significato negli anni passati. Da anni ormai gli analisti più attenti ne hanno sancito la “morte politica”.
I temi posti dal pensiero politico ecologista all’inizio del Ventunesimo secolo e l’attualità delle proposte di governo, locale, nazionale e globale, avanzate dall’ambientalismo sono tutti all’ordine del giorno e, non a caso, stanno al centro del confronto non solo culturale, ma anche politico-elettorale in tutta l’Europa e negli USA. Stiamo attraversando una crisi ecologica, energetica e, adesso, anche economica di proporzioni epocali.
Le risorse naturali sono limitate, sono non rinnovabili e, pertanto, il loro impoverimento e la regressione degli ambienti naturali costituiscono un fattore di rischio elevato per la conservazione della vita sul nostro pianeta. L’idea di sviluppo finora attuata si fonda sull’assunto, universalmente accettato, che il sistema che cresce al tasso più alto e che consuma di più riesce a ridurre i livelli di disoccupazione e di povertà.
I costi di questo modello sono sotto gli occhi di tutti: il degrado ambientale dovuto al depauperamento progressivo delle risorse energetiche, il peggioramento complessivo della qualità della vita, l’iniqua distribuzione della ricchezza sull’intero pianeta diventano sempre più pesanti e insopportabili e innescano fattori di forte squilibrio sociale. Basti pensare alla precarietà del lavoro, alla disoccupazione crescente, all’ampliamento del divario tra i redditi, alle lotte fratricide a causa della fame sempre più frequenti nei paesi più poveri, deprivati della loro quota di patrimonio naturale.
Ebbene, la responsabilità che ci compete consiste nel modificare il nostro rapporto con la natura, evitando l’uso di tecnologie che inneschino processi di degrado irreversibili, oltre cioè le capacità di rigenerazione e di assorbimento del pianeta e recuperando progressivamente un rapporto diretto con la terra.
Un’economia del ben-essere prevede un modello di conversione ecologica possibile, compatibile con le risorse disponibili, puntando su quelle rinnovabili; deve ricorrere a tecnologie improntate al rispetto della biodiversità, ma anche delle peculiarità dell’ambiente locale e della sua cultura; non può prescindere dalla qualità della vita, e deve pertanto essere socialmente equa e rispettosa dell’eco-sistema, restituendo l’importanza dovuta alle relazioni tra gli individui più che all’individualismo competitivo.
L’anello di congiunzione tra l’era dello sviluppo e quella dell’equilibrio ecologico sarà dato dall’economia verde.
Quest’ultima è in grado di creare nuove opportunità di lavoro (mediante investimenti nell’ambiente), apporta valore aggiunto in termini di conoscenza e acquisizione di saperi, assicura una maggiore e più equilibrata distribuzione delle ricchezze e migliora, rendendoli più equi, i rapporti commerciali.
In sintesi dobbiamo armonizzare i bisogni di oggi con quelli del domani, obiettivo perseguibile solo con l’interazione di economia ed ecologia, di tecnologia e compatibilità ambientali. Riteniamo che questa sia l’unica strada da percorrere per invertire un cammino rovinoso verso una condizione di degrado irreversibile: dobbiamo farlo in tempo utile ad evitare il precipizio. La tecnologia ambientale – dalle nanotecnologie al controllo delle emissioni nocive, dalle energie rinnovabili alle tecniche di riciclo sempre più sofisticate, dal risparmio energetico alle nuove tecnologie per la ristrutturazione energetica degli edifici – è ormai un grande business internazionale. Nel 2005 il settore a livello mondiale aveva un valore di circa 1.000 miliardi di euro;ed è destinato a salire a 2.200miliardi nel 2020, con una crescita annua del 5,4 percento. Addirittura, il fatturato delle imprese tedesche impegnate nel settore ambientale dovrebbe superare entro il 2020 il giro d’affari di settori oggi ritenuti ancora tradizionali, come l’industria automobilistica o quella delle macchine utensili. La domanda di tecnologia dedicata in un modo o nell’altro alla protezione dell’ambiente è in evidente aumento in tutto il mondo. Il solo comparto tedesco delle energie rinnovabili impiegava, nel 2005, 170mila addetti, destinati a salire a 400mila nel 2020 e a 710mila nel 2030. La provincia di Siena si trova ad affrontare questi nuovi scenari da una posizione privilegiata sia per livello di qualità della vita che per livello di qualità ambientale.
Oggi occorre da parte della classe politica locale una nuova intuizione di pari portata epocale.
Fare delle nostre Provincie un polo avanzato di una “economia verde” è il primo indispensabile passo di una conversione ecologica che possa garantire futuro e serenità a noi ed alle prossime generazioni.
Adele Boriosi
Antonio Fiorenzani Co-portavove Verdi Provincia di Siena.



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