Riforma della scuola
di Nicola Giulietti
Premetto che una buona istruzione diffusa nella società è, a mio avviso, uno degli elementi fondanti per la sostenibilità. La lungimiranza che costituisce il cardine delle nostre idee non può prescindere dal problema dell’educazione delle future generazioni, che rientra perciò a pieno titolo tra le nostre priorità (purché, però, lo si affronti in modo coretto).
Sono uno studente universitario, e ho passato dentro il mondo della scuola tutta la vita (per di più anche i miei genitori e alcuni dei mie parenti più prossimi lavorano nella scuola). Sono stato anche rappresentante d’istituto al liceo che ho frequentato, seppure per poco tempo. Credo fermamente che non vi sia niente di più pericoloso di una nazione ignorante, e niente di più fecondo di un paese istruito. Inutile dire che ho particolarmente a cuore la scuola pubblica e che in questo momento o bisogno di sfogarmi. Scusate se scherzerò un po’, qui di seguito, ma a me viene naturale sfogarmi così.
A parte qualche esasperato patriota che continua dire cha la nostra scuola sia la migliore del mondo (per carità, la scuola elementare funziona bene, ma il resto del sistema è indecente per un paese che vorrebbe essere sviluppato) e che non ci sia niente da cambiare, tutti vogliono riformarla.
E’ dai tempi dell’asilo che sento parlare di riforma. Da allora hanno cambiato 15 volte il modo di dare i voti: un anno si usano i numeri, un altro le lettere, un altro sempre le lettere ma con un ordine diverso… dipende dalla moda.
La seconda cosa che ogni governo fa è tagliare i fondi, o almeno così ci è dato di sapere dalle proteste di insegnanti e TV. Verrebbe da pensare che gli insegnanti ormai vengano pagati in lenticchie; 15 lenticchie all’ora meno ritenute fiscali. Da quando ho iniziato il liceo fino all’ultimo anno noi studenti abbiamo sempre scioperato per il taglio dei fondi alla scuola pubblica (con la variante o no dei finanziamenti a quella privata), indipendentemente dal governo, e sempre a novembre, perché è più romantico occupare la scuola con e foglie che cadono e gli scrutini sono ancora lontani. Comunque la gente vede che i professori si accontentano delle lenticchie e che tutta continua a funzionare male come prima, perciò evidentemente i tagli potevano essere fatti senza conseguenze.
Poi i ministri insericono qualche altra novità, che di solito è qualcosa che viene ripresa dal passato cosicché, dopo qualche anno, un altro ministro la ritolga e ci sia ancora qualcosa da fare per tutti i ministri dell’istruzione fino all’eternità.
In tutto questo vige una regola: c’è un quadretto affisso insieme al crocifisso in ogni ufficio del ministero che recita - “la pedagogia non esiste”- anzi, no, ci deve essere qualcosa di più forte, del tipo - “se dici pedagogia ti tagliamo una mano”; e la riproduzione del quadretto ce la devono avere anche tanti politici, giornalisti, insegnanti… a parte quelli delle elementari, che un pochina l’hanno studiata, e guarda un po’ la scuola elementare funziona. Verrebbe da chiedersi perché.
D’altronde chiunque può insegnare no? D’altronde chiunque può costruirsi una casa: i contadini di una volta mica assumevano un ingegnere per metter su una stalla. Non capisco perché non mettano questi contadini a progettare i palazzi delle moderne città.
Non capisco perché la sinistra debba inventarsi delle cose che non centrano niente, pure supposizioni (per quanto con un fondo di verità), per poter scioperare questo autunno; forse perché sono usciti anche loro dai licei che si occupavano a Novembre.
Quando ho saputo del maestro unico sono diventato rosso di rabbia! Non rosso di sinistra, attenzione, quella semmai è una conseguenza. Ognuno di noi sa che su 5 persone è immancabile almeno una che non capisce niente. Non facciamone drammi: è la lotteria genetica. Mettiamo che a un bambino tocchi proprio la maestra che non capisce niente: è rovinato. Ammettiamo però che tutte le maestre vadano rispettate come il prete e che non si possa dire che alcune non capiscono niente: ci potranno comunque essere delle incompatibilità di carattere col bambino, delle antipatie, delle incomprensioni, chiamatele come volete, che portano il giovane studente ad andare male con quella maestra, ad avere di sé l’immagine di uno a cui la scuola non piace, a diventare ignorante per tutta la vita. E quella maestra è l’unica! non ha vie di scampo. Queste sono cose serie. Sembrano cavolate, specie dette con il registro che sto usando, ma sono cose serie.
Io non lo so se si crede che i ragazzi siano dei computer che ci si mette dentro un cd, si installa il tutto e quello diventa un dottore. A volte mi viene questo dubbio.
Ogni tanto, leggendo i proclami di sindacati di studenti e insegnati, trovo scritte delle cose intelligenti. Proposte per migliorare la scuola che vanno molto al di là del sindacalismo, che cercano il bene comune, che richiedono la fatica di tutti e apportano vantaggi a tutti. Sarà per questo che tali proposte non le sostiene nessuno; cose di questo tipo dovrebbero farlo i politici, in un paese sano. Si parla di migliorare l’insegnamento, si guarda agli ultimi studi internazionali, agli esempi eccellenti della scuola finlandese (una scuola praticamente senza compiti a casa, senza compiti in classe, poche ore di scuola, insomma il paese dei balocchi, dove però i ragazzi imparano più e meglio secondo tutti gli studi internazionali… figuriamoci che in Italia, dove i ragazzi studiano più ore di ogni altro paese occidentale, si fa scandalo se si dice di ridurre le ore di scuola… o meglio le ore che gli alunni passano a dormire sui libri – se proprio si deve trovare il modo per posteggiare i ragazzi si può pensare anche a qualcosa di più valido per loro…) .
Purtroppo ci tocca sentire dire che la scuola è morta, che si mette il maestro unico per tagliare il tempo prolungato e spendere meno; e allora? a parte che questo si poteva fare anche senza rimettere il maestro unico; a una persona non di parte viene da chiedersi: e allora? - , chi può dirlo… non è mica che i ragazzi devono andare a scuola per dar lavoro ai professori… ma c’è un quadro pedagogico che guida queste scelte? (a parte quello appeso accanto al crocifisso?). Non lo so se c’è un disegno intenzionato a fare degli italiani un popolo di deficienti pasta pizza mafia e Canale5 o se si vorrebbe davvero fare qualcosa di positivo, ma non si è in grado di farlo.
Non voglio neanche saperlo perché la Gelmini fa quello che fa. Forse ha letto Gentile e crede che le cose di una volta sono le più genuine (o le più “fascistissime”? mah?).
Però vorrei sapere perché la sinistra, che con l’ignoranza che c’è nella società di questi tempi morirà ben prima della scuola, non faccia sentire forte la voce della scienza, questo mezzo imperfetto che più di ogni altra cosa può avvicinarci però alla verità, al giusto, al bene. Una volta il Marxismo scientifico veniva insegnato come il catechismo, mi raccontano i vecchi. E loro studiavano, capivano, votavano con cognizione di causa. Solo che la scientificità del marxismo arrivava poco aldilà del nome (ma a quei tempi le scienze sociali erano ai primi passi).
Ma questo, forse, meglio non dirlo in un paese dove, per la Chiesa prima, per il Fascismo poi, e anche per il ‘68 infine, la scienza è stata sempre vista come nemica o al massimo come una conoscente di cui fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Diceva Gentile che la verità non è da cercarsi nella scienza, ma nella storia; “E soprattutto nella storia classica e nell’altezza morale di Roma e della razza Latina” – mi pare di sentire il duce che lo aggiunge scandendolo con fermezza. E tutti che gli danno ragione. Siamo stati tirati su con queste idee, le insegnavano a scuola e ce le hanno trasmesse da una generazione all’altra… Purtroppo permangono in alcuni esperti di scuola nostrani.
A questo punto mi direte: ma te che proponi? Io non propongo niente, sono ingegnere ambientale, io risolvo altri tipi di problemi. Vi posso dire al massimo come fare le fogne della scuola…
L’importante è che chi progetta la Scuola lo faccia in funzione dei ragazzi, per farli vivere il più possibile felici, ora e un domani, in una società più felice. E lasci perdere tutto ciò che non è importante e insegni a farlo anche a loro. E che non sia né un informatico, né un leguleio.
Spero d’aver fornito, con le mie provocazioni, tra una scemenza e l’altra, qualche spunto di riflessione.



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