Riflessioni di Antonio Fiorenzani “cosa o come vogliamo essere”
Penso che la missione dei Verdi debba consistere primariamente nel diffondere la consapevolezza di dover cambiare gli stili di vita per costruire un’alternativa economica e sociale in armonia con i cicli naturali.
Dobbiamo promuovere una politica della qualità e dell’armonia della vita, dobbiamo lottare per un benessere vero non minacciato dall’inquinamento, dagli sconvolgimenti climatici, dalle guerre, dalle ingiustizie. Di fronte alle nuove sfide che via via si presentano è necessario approntare tempestivamente linee d’azione, a livello sia nazionale sia locale, concrete e radicate nel territorio.
Tutto questo finora è mancato, portando al dissolvimento dell’identità culturale del partito, con la conseguenza di una perdita progressiva di consenso che ci ha portato ai margini della scena politica.
Questo declino ha subito una forte accelerazione con l’ultima avventura elettorale. La scomparsa di una rappresentanza parlamentare segna anche in modo simbolico questa disfatta ed impone in maniera brutale una riflessione sulle origini di questa sconfitta. Ritengo che l’iniziativa di formare la coalizione Arcobaleno sia giunta tardi e abbia scontato il peso della faticosa esperienza del governo Prodi. I forti limiti di questa soluzione hanno vanificato i positivi risultati ottenuti grazie ai Verdi nei campi delle energie rinnovabili e del risparmio energetico. Le circostanze che hanno accompagnato la nascita dell’Arcobaleno hanno reso questo tentativo poco credibile, in quanto la coalizione è apparsa più uno strumento per preservare certi equilibri di potere anzichè un progetto per ritrovare legami e radici con la società, aprendosi all’innovazione e al futuro. Il metodo e i contenuti del percorso di aggregazione elettorale lo hanno confermato e ancor più la scelta delle candidature.
Agli occhi del pubblico i Verdi si propongono, ora come vent’anni fa, come una forza politica paladina di tutte le istanze di carattere ambientale ed ecologico: purtroppo la realtà non corrisponde all’idea che abbiamo inteso accreditare all’esterno. La classe dirigente verde non ha tenuto fede agli ideali del partito, ma, ancor peggio, è scivolata nei peggiori vizi della politica; anziché combattere i privilegi della classe politica, ne ha goduto in pieno e quindi è entrata a buon diritto a far parte della “casta”.
Da ciò consegue che oggi, come non mai, la crisi della politica – ormai sotto gli occhi di tutti dopo i noti eventi che hanno accompagnato la nascita del PD – ha investito in pieno anche noi.
Non possiamo sorvolare sul problema della moralizzazione del partito.
I forti limiti che hanno finora connotato la nostra azione politica vanno affrontati senza indugio per costruire una nuova fase, un partito ecologista di stampo riformista, che ci consenta di allargare il consenso sociale politico e quindi elettorale. I Verdi non devono essere un partito magmatico, è necessario un nuovo assetto unitario per raggiunger il quale è necessario l’impegno di tutti.
Dobbiamo assumere il ruolo di chi sa che la centralità dell’ecologia parte dall’economia, dalle politiche sociali, dallo sviluppo produttivo, dall’innovazione tecnologica.
Ad oggi l’azione dei Verdi è circoscritta ad alcune tematiche, quali beni naturali e culturali, risparmio energetico, l’inquinamento etc, che seppure importanti non possono esaurire il campo d’azione di un partito al servizio della collettività; siamo latitanti su temi quali la sanità, il lavoro, l’immigrazione, le politiche sociali, l’assetto complessivo del territorio, l’università, la ricerca.
A noi il compito di creare un immaginario di sviluppo alternativo a questo, sulla base di proposte nuove e concrete di soluzione a tutte le problematiche da affrontare alla luce della questione ecologica. E’ improcrastinabile uno sforzo di elaborazione teorica capace di interpretare le richieste della società senza per questo rinunciare alle ragioni fondanti dell’ecologismo politico, sempre più attuali e le uniche capaci di dare un futuro al pianeta. Il programma ambientalista che vogliamo deve essere riformista, fatto di scelte che tengano ben presente le “ragioni dell’ambiente” e nel contempo diano risposte alle problematiche sociali cui i cittadini devono far fronte ogni giorno.
Il nostro compito deve essere perseverante e concreto, e perciò non possiamo prescindere dal promuovere una rivoluzione politica e culturale che porti a cambiare l’approccio alla soluzione dei problemi della società, diffondendo con convinzione la nostra visione del mondo per far sì che la gente possa apprezzarla, condividerne la necessità e farla propria.
“Se vuoi cambiare il mondo devi cambiare l’essere umano, se vuoi cambiare l’essere umano devi far sì che voglia cambiare”, declamava una nota poetessa.
Solo così possiamo conquistare una nuova credibilità e un nuovo consenso.
Reputo necessaria, inoltre, una verifica puntuale e costante della realizzazione degli obiettivi che ci siamo prefissi. E’ obbligatorio ripartire da una profonda riorganizzazione del Partito, per fare questo: vanno costituiti gruppi di lavoro, con il coinvolgimento d’eletti e amministratori, vanno individuati i responsabili delle diverse aree tematiche, va riavviata una fase di studio e riflessione, anche per coordinare l’azione di tutte le nostre sedi. ( concordo su quanto dice Maurizio Pieroni, ripartiamo da una scuola di formazione) Le federazioni comunali, provinciali e regionali dovranno riprendere l’attività politica, coinvolgendo tutte le forze e le sensibilità presenti sul territorio. Dobbiamo rafforzare le radici sul territorio in cui operiamo, promuovendo la partecipazione degli aderenti e dei simpatizzanti, stimolando il confronto politico sul piano locale e assicurando la rappresentatività effettiva dei gruppi dirigenti locali.
Apriamo le nostre Sedi di Partito a tutti quei soggetti che di ecologia e di ambiente si occupano, facciamole diventare “la casa degli ecologisti” in modo che ognuno si senta a proprio agio.
Gli amministratori devono essere preparati, capaci di relazionarsi con le esperienze più innovative, capaci di proporre forti cambiamenti e soprattutto capaci di convincere.
Dobbiamo avere il coraggio di rimettere in discussione, fin da subito, le linee della politica finora invalse negli equilibri partito-centrici; dobbiamo imprimere un nuovo corso, alla politica sui rifiuti, a quella dei trasporti, all’urbanistica, alla gestione del territorio e dei corretti rapporti tra città e periferia, alla moralità e alla trasparenza nell’amministrazione pubblica. Non possiamo trascurare le crescenti istanze di giustizia sociale, di una migliore qualità della vita, di difesa dell’ambiente, di legalità, di un trasparente governo dell’amministrazione pubblica: per questo è davvero necessario coinvolgere e farci coinvolgere da quel mondo associativo che ci porti oltre alla semplice denuncia, verso la costruzione di un nuova cultura di governo.
Non secondario il compito di intraprendere con determinazione la strada del rinnovamento politico. Bisogna ricostruire all’interno dei Verdi un clima di collaborazione e di effettiva partecipazione ai processi decisionali nell’ottica di trovare soluzioni e risposte, contemperando l’analisi politica e quella tecnica.
La riorganizzazione del partito – in una cornice di ritrovata autonomia politica - dovrà necessariamente passare attraverso l’attribuzione di una rappresentanza di diritto negli organismi esecutivi ai livelli territoriali (provinciali e regionali), affinchè negli organi decisionali sia assicurata una rappresentanza equa ed equilibrata di tutti gli iscritti.
Responsabilità definite, dunque, costruzione di una squadra la più capillare possibile, divisione dei compiti, nessuna preclusione per alcuna energia positiva.
Il nostro tratto distintivo dovrà essere la disponibilità al confronto in un contesto di democrazia partecipata, dare spazio alle persone, perché le persone sono la colonna portante di ogni organizzazione.
Ritengo perciò che il compito fondamentale del partito sia quello di inventare ed assicurare il proprio futuro facendo crescere nella propria organizzazione persone di valore, enfatizzandone le attitudini e le peculiarità e dando spazio a quanti sono stati finora emarginati dalla scena politica; mi riferisco ai giovani e alle donne. Ampio è il beneficio che possiamo ricavare dalla freschezza e dalla creatività dei giovani e dal coraggio e dalla determinazione delle donne: queste doti possono aiutarci enormemente nel realizzare passi importanti verso un mondo più giusto.
Credo di aver tracciato in modo chiaro, ancorché a grandi linee, la visione del partito che vorrei e linee d’azione da promuovere.
Attendo Vostre riflessioni e consigli
grazie
antonio fiorenzani



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“Le federazioni comunali, provinciali e regionali dovranno riprendere l’attività politica, coinvolgendo tutte le forze e le sensibilità presenti sul territorio. Dobbiamo rafforzare le radici sul territorio in cui operiamo, promuovendo la partecipazione degli aderenti e dei simpatizzanti, stimolando il confronto politico sul piano locale e assicurando la rappresentatività effettiva dei gruppi dirigenti locali.”
Un bel esempio è dato da Radicondoli!