Intervento di Stefano Gronchi a Chianciano
Contributo per l’assemblea nazionale dei Verdi
Analisi della situazione politica.
Le ultime elezioni ci hanno consegnato un sistema politico bipolare e penso che tale situazione rimarrà molto a lungo; non credo che questa svolta sia negativa per il Paese, perché riduce la necessità degli apparati di partito e il costo che di questi grava sulla società, oltre a semplificare la mediazione politica.
Ci troviamo in una situazione che il prof Sartori definisce Pluralismo moderato: i partiti che contano non sono superiori a cinque, e vi sono governi di coalizione (ma non partiti antisistema). La struttura è bipolare nel senso che vi sono due coalizioni che competono l’una contro l’altra, tendendo a conquistare il sostegno dell’elettorato moderato di centro. La polarizzazione ideologica è scarsa, la meccanica è centripeta.
I partiti stanno cambiando, non sono più quelli del novecento; di quelli presenti ora in Parlamento il più vecchio è la Lega (15 anni), i due maggiori sono nati meno di 12 mesi fa, un Partito si fa in due settimane, non esiste più il legame identitario con l’elettore, il voto è mobile, si passa da Rifondazione alla Lega, si allarga il voto disgiunto: alle stesse elezioni si vota in un modo alla Camera, in un altro al Senato.
L’ecologismo in politica.
La cultura ecologista è in Italia ancora una minoranza; inoltre è politicamente dispersa nei diversi partiti, piu o meno tutti dei quali hanno una loro area di ecologisti/ambientalisti. Da ciò ne deriva la sua marginalizzazione e il fatto che nei programmi elettorali sia considerato premiante parlare di crescita e sviluppo piuttosto che dei limiti allo sviluppo e della riduzione dei consumi.
Occorre che l’ecologismo prenda coscienza del suo ruolo, che è quello di promuovere la riconversione ecologica della società e non di promuovere questo o quel partito; i Verdi rinuncino a monopolizzare l’ecologismo, si smetta la competizione per chi è il più Verde, si metta fine finalmente ai tentativi di chi vorrebbe imporre un’ortodossia Verde. E’ il momento adesso di diventare un partito aperto, tollerante, inclusivo, dialogante con tutti; un partito pragmatico, che raccoglie le contraddizioni della nostra epoca e non se ne fa intimorire, capace di assumere responsabilità di governo all’interno di alleanze in cui porta avanti le sue istanze con la forza delle idee e non con i ricatti. Alex Langer scriveva nel 1989, riferendosi al PCI di allora, che – per coagulare sul serio percorsi ed ispirazioni diverse in uno sforzo comune (non necessariamente in un partito comune!), bisogna che prima di tutto le rigidità e gli spiriti di bandiera si attenuino e magari si dissolvano. «Solve et coagula», sciogliere e coagulare, dicevano gli alchimisti rinascimentali. – Quella lezione diventa ora magicamente utile a noi stessi.
Che ruolo per i Verdi.
Per i prossimi anni la nostra politica si farà sui territori, nel dialogo con la società civile, con le associazioni, con tutti gli altri partiti, a livello locale, al livello dove nascono i problemi e occorre trovare le soluzioni. Nessuna alleanza preconfezionata, calata dall’alto, nessun intruppamento in improbabili armate nazionali brancaleone; ogni livello locale libero di valutare le scelte più opportune per sostenere l’ecologismo all’interno di alleanze basate su programmi che diano un ragionevole spazio alle nostre istanze, con leader che ci diano garanzie. Il nostro massimo impegno sia nel costruire alleanze, nel trovare punti di contatto, di condivisione di programmi, di linee strategiche, con gli altri partiti e con le realtà ecologiste dentro gli altri partiti, nella costruzione di nuove liste elettorali: dobbiamo essere capaci di aggregazione, di puntare a raggiungere massa critica, anche se costasse una rinuncia dell’identità più esclusiva; abbiamo bisogno di ampliare il consenso intorno ai temi dell’ecologismo e attrarre simpatie dimostrando di comprendere anche i punti di vista più distanti verso i quali sviluppare una mediazione vincente e tenace.
In poche parole abbiamo la responsabilità di far contare di più non tanto i Verdi, ma piuttosto le istanze ecologiste nel nostro Paese.
L’organizzazione del partito.
Per vincere questa sfida occorre rinnovare profondamente la nostra struttura organizzativa, dando maggiore autonomia a livello locale a partire dalla gestione finanziaria. Le risorse raccolte sul territorio vanno destinate a sostenere prioritariamente le attività del territorio. Il livello nazionale del partito dovrà essere snellito a seguito dei minori compiti richiesti dalla situazione attuale. Viene meno la necessità di un’assemblea nazionale degli iscritti i quali già si esprimono nelle assemblee locali regionali e possono eleggere dei delegati a rappresentarli a livello nazionale. L’esecutivo nazionale può essere composto dai delegati eletti in ciascuna regione in numero ponderato in base ai voti ottenuti alle elezioni regionali. L’esecutivo nazionale elegge tra i suoi membri i due portavoce nazionali. I costi di sostentamento dell’apparato nazionale vengono preventivati ogni anno e le federazioni locali trasferiscono i fondi necessari alla copertura. Le tessere diventano semplicemente un mezzo per raccogliere fondi, insieme alle sottoscrizioni volontarie, agli sponsor, alle cene elettorali ecc. ecc.
Le nuove prospettive.
Lungi dall’abbandonarsi alla rassegnazione, i prossimi anni offrono grandi prospettive in un quadro ancora estremamente fluido in cui le aggregazioni elettorali non sono ancora assestate, la società civile è in continuo cambiamento, le crisi in atto, a cominciare da quella energetica ed economica, possono scompaginare di molto la realtà attuale. La tendenza al federalismo fiscale sembra ormai irreversibile e dimostra l’esistenza di una frattura tra centro e periferia che si ripercuote a tutti i livelli. La riduzione dei costi della politica è un altro fenomeno di cui tenere conto per il grande potenziale di cambiamento che introduce nelle abitudini del Paese. Si vanno affermando le ragioni di nuove categorie sociali, i contribuenti del fisco nazionale e i consumatori del mercato globale, finora poco ascoltate nelle stanze del potere, giustamente insoddisfatte nei confronti del sistema, che chiedono l’una la riduzione del peso delle tasse o almeno una spesa pubblica più oculata, l’altra un mercato più trasparente, più concorrenza sui prezzi, meno monopoli e rendite di posizione, una maggiore qualità dei prodotti e servizi; tutte istanze che possono avere un grande impatto positivo anche nei confronti dell’ambiente.
Il lavoro non manca, buon lavoro a tutti noi.
Stefano Gronchi



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