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I Verdi che servono per il futuro del Paese

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Parlare dei Verdi oggi e del loro futuro, dopo lo “tsunami” elettorale del 13 e 14 aprile che li ha spazzati via dal parlamento, significa domandarsi se è ancora utile o meno nel nostro paese l’esistenza di un soggetto ecologista, politico e culturale, autonomo. Se la risposta è sì, è necessario allora chiedersi in una sorta di “ora o mai più” quale percorso s’intende intraprendere con le amiche e gli amici di partito e con l’intera società per evitare che in Italia i Verdi scompaiano per sempre.

Discussione necessaria e quanto mai stringente visto l’imminente congresso straordinario previsto dal 18 al 20 luglio a Chianciano e che ci si augura possa rappresentare un momento di profonda riflessione sulle ragioni di una sconfitta storica ma anche la fase principale di rilancio di una nuova proposta politica ecologista per il futuro del Paese.

Se non saremo capaci di costruire un nuovo progetto verde, ecologista, di ricominciare dal territorio, di riprendere lo slancio culturale e di stare nella società con una nuova classe dirigente, con nuove idee, non riusciremo nell’impresa della nostra rinascita. E’ necessario azzerare vecchie logiche di potere, dare spazio a persone ed energie nuove, marcare quella diversità dalle altre forze politiche che è stata una delle caratteristiche originarie del Sole che ride. Ecco, saremo in grado di fare questa svolta, nei prossimi mesi?

Per poterlo fare prima di tutto dobbiamo parlare di noi, dei nostri errori, del nostro futuro; della necessità di scelte coraggiose, perché ormai di fronte alla catastrofe del voto, non è più tempo di tatticismi e di pannicelli caldi.

Indubbiamente, è finita una fase storica e non possiamo più vivere della rendita delle gloriose origini, del sole che ride come propulsore nella cultura e nella società degli anni 80, che dette splendidi frutti, cioè quella legislazione ambientalista ed animalista che in tanti, oggi, difendono con convinzione. Non è bastato e non basta oggi. Negli ultimi anni abbiamo smarrito l’idea del dare un progetto politico al Paese. Ci siamo arroccati in una posizione di conservazione di contenuti, di ruoli, di persone; siamo diventati sempre più un partito di eletti, abbiamo perso sempre più il naturale legame con il territorio, da cui nacquero le liste verdi; abbiamo perso voglia e capacità di elaborazione culturale, sottovalutando anche la stimolante filosofia della decrescita che si diffonde sempre più ed in cui è per noi assai facile ritrovare la continuità con quel senso del limite che ha nutrito la nostra storia. Un limite, è bene dirlo, inteso non come penuria e come decadimento della qualità della vita, ma come applicazione di un più intelligente utilizzo delle risorse.

Siamo stati percepiti come un partitino omologato, uguale alle altre piccole forze della sinistra radicale, una riserva indiana nella quale ci siamo fatti rinchiudere privilegiando la sopravvivenza del ceto dirigente. Invece quello che serve e che dobbiamo costruire è un movimento politico che proponga soluzioni ragionevoli e praticabili alla crisi ecologica ed economica che il mondo attuale vive; questo ci deve caratterizzare altrimenti non avrebbe senso continuare ad esistere. Insomma i Verdi devono essere verdi e fare i verdi.

Soprattutto ora che la questione ecologica è una questione centrale, che sempre più è percepita l’importanza di un rapporto stretto tra economia ed ecologia, nel momento in cui i cambiamenti climatici, l’effetto serra, l’inquinamento atmosferico, le questioni acqua-desertificazione sono al centro dell’agenda politica di ogni nazione. Solo nell’Italia attuale rischiano di non esserlo più ed ecco un motivo fondamentale per cui i Verdi servono per il futuro del Paese.

Certo occorre anche una forte assunzione di responsabilità e capacità di prendere scelte coraggiose. Ad esempio il j’accuse politico sulla vicenda dei rifiuti in Campania è relativo al fatto di aver continuato a governare in giunte delle quali non potevamo più condividere le scelte. Abbiamo dunque pagato prezzi altissimi di fronte all’opinione pubblica per mancanza di credibilità, che, ne siamo convinti, è quanto di peggio possa accadere ad un partito, ben oltre i suoi errori politici.

Come la vicenda di Roma. C’era bisogno di attendere “Report”, o le inchieste della magistratura sul PRG, per una pubblica denuncia di quella cementificazione che noi, verdi di base, abbiamo sempre tentato di contrastare, mentre il partito governava questa città, sempre più invivibile?

I problemi del paese sono innumerevoli mentre i Verdi vengono descritti come quelli che frenano lo sviluppo. Ma l’Italia è in declino economico non certo per i Verdi ma per una globalizzazione della crescita che arricchisce pochi e impoverisce molti acuita da problemi storici e strutturali: economia sommersa, inefficienza statale ed amministrativa, grandi porzioni di territorio in mano alla criminalità organizzata. Sono evidenti la crisi del lavoro ed il degrado sociale conseguente, la crisi della giustizia, oltre che delle forme di convivenza alla vita sociale e politica della nazione. Non ci sono ricette risolutive ma per l’economia puntare ad esempio sulla ricerca e l’innovazione tecnologica nel fare impresa “ecologica”, ci riferiamo al ciclo delle energie rinnovabili, significherebbe almeno in parte rivitalizzare un sistema in crisi e rispondere in maniera diversa ai problemi suddetti. In tutto questo i verdi servono per il futuro del paese.

Poi, serve un partito moderno che naturalmente non monopolizzi l’ecologismo politico ma che invece sappia riaprirsi all’esterno recuperando energie, liberandone di nuove, aprendo una fase nuova di rielaborazione culturale e politica attraverso la costruzione di una vasta rete del sapere ecologista. Un partito che sappia nutrirsi del movimento di tanti cittadini e di tante associazioni che fanno della salvaguardia dell’ambiente, della tutela dei diritti e dei beni comuni una pratica di iniziativa quotidiana nel centro e nella periferia del Paese. La nostra vocazione territoriale deve essere riaffermata anche attraverso una riforma in senso realmente federale del nostro statuto in corso di modifica. Un progetto dove c’è spazio per i temi della pace, dei diritti civili e sociali che fanno parte da sempre del nostro patrimonio politico. Una fase nuova, dicevamo, che passa inevitabilmente attraverso un cambio sostanziale di strategia. Se è vero oggi, e probabilmente anche domani, che i Verdi non saranno elettoralmente autosufficienti, è pur vero che per fare le alleanze bisogna essere almeno in due. Dunque è prioritario ricostruire un soggetto politico con una precisa identità ed una chiara linea politica. Navigando in mare aperto, dialogando con la società e con tutte le forze politiche senza essere subalterni a nessuno. Potremmo forse scoprire anche noi di avere una “vocazione maggioritaria”, quella dell’ecologismo. La discriminante per future alleanze nell’area del centro sinistra la faranno i contenuti e le proposte sulle prospettive da dare al paese. Ma è essenziale riprendere l’iniziativa politica il più presto possibile, perchè la tutela del territorio e dell’ambiente, senza offese per nessuno, non hanno paladini nel parlamento. L’ondata di ritorno sul nucleare, ed il recente allarme per l’incidente avvenuto a Krsko in Slovenia, sono a testimoniare ancora una volta quanto servono i Verdi per il futuro del paese. Servono a preservare i cittadini dal ripercorrere errori del passato e servono a fare scelte ormai improcrastinabili per il diritto al futuro del nostro pianeta. Impegniamoci per rendere concreta la società ecologista che abbiamo in mente. Ora c’è il congresso, partiamo da lì.

Massimiliano Di Gioia

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