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I segnali di arretramento culturale

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Non è vero che le elezioni non servono a nulla. Non è vero che non serve andare a votare “tanto sono tutti uguali”. Certo è comprensibile il senso di disagio che pervade molte persone di fronte all’inadeguatezza della propria classe dirigente e di fronte alle mediazioni che troppo spesso vengono subite. Però basta guardarsi intorno e vedere quello che sta succedendo da metà aprile in poi, ossia da quando Berlusconi è nuovamente tornato al governo, per capire che si respira un’aria profondamente diversa. Giornali e televisioni, che già prima non brillavano per qualità e neutralità dell’informazione, hanno corretto ulteriormente la rotta inondandoci di messaggi spesso fuorvianti. L’equazione immigrato=delinquente emerge da quasi tutti i titoli. La cosiddetta “questione sicurezza” viene trattata in modo tale da giudicare le persone sulla base di semplificazioni razziste. Le questioni ambientali, già sufficientemente ridimensionate da un sistema economico e produttivo che le ha sempre considerate un “freno” alla crescita ed allo sviluppo, sono state del tutto accantonate, e questo grazie anche alla presunta opposizione di un partito come quello democratico che ha fatto del finto ambientalismo (detto “ambientalismo del fare”) una delle bandiere della propria campagna elettorale. E così a Roma dove gli ambientalisti veri già si lamentavano per il poco coraggio di adottare politiche di contenimento del traffico da parte delle giunte Rutelli e Veltroni adesso vedono peggiorare ulteriormente la situazione. Con la cancellazione totale delle strisce blu grazie ad una strumentale interpretazione di una sentenza amministrativa e con la richiesta da parte dei commercianti di eliminare quella modestissima misura della zona a traffico limitato dell’amministrazione precedente. Come se i vantaggi economici degli esercizi commerciali (casomai ci fossero davvero) fossero più importanti della salute dei cittadini. L’attacco a Travaglio (che forse avrà anche ecceduto nei suoi giudizi, ma le cui affermazioni nel merito erano ineccepibili) da destra e dalla (presunta) sinistra parlamentare. La voglia di tornare al nucleare, su cui anche una parte autorevole della (sempre presunta) opposizione è d’accordo. Sono tutti segnali preoccupanti. Non è importante che sia in Parlamento o nelle piazze. Però una proposta “diversa” per il futuro di questo Paese ci vuole. E in questa proposta forse è necessario che ci sia “Qualcosa di Verde”.

Tullio Berlenghi

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